Scritto da: Silvia



David Grossman è senza dubbio uno dei miei autori preferiti. Ho corso a perdifiato con la mano in quella di Assaf sulla tracce di Tamar abilmente percepite dal suo cane perduto (“Qualcuno con cui correre”), ho vissuto una mirabolante avventura con Nono sempre un po’ in ansia per l’aria misteriosa del suo in realtà innocuo rapitore Felix (“Ci sono bambini a zig-zag”), ho compiuto un viaggio impudico nella profondità dell’animo umano di Yair e Myriam (“Che tu sia per me il coltello”). Un autore che non mi ha mai deluso. Scoprire che ha scritto anche per i bambini è stata una vera gioia.

“Ehi Pietro…. ma lo sai che divento anche io fratello maggiore?”. Sono passati tre anni da quell’estate in cui Filippo aveva quattro anni, i baffi di gelato al fiordilatte, gli occhi ridenti e il cuore gonfio d’orgoglio.

Grossman

La lingua speciale di Uri”, in una bella edizione tradotta da Bianca Pitzorno, è stato il regalo perfetto per celebrare l’arrivo di Nicolò, che non veniva al mondo a sottrarre a Filippo le attenzioni della mamma, a rompere un equilibrio, a scombussolare la sua vita, ma piuttosto a renderlo un orgoglioso fratello maggiore.

Grossman racconta dei suoi figli, di Uri che inizia ad avventurarsi nel nuovo mondo del linguaggio, unendo tra loro vocali e qualche consonante casuale e di Yonatan, di qualche anno più grande, che è l’unico in grado di dare un senso a quei suoni. E’ esattamente ciò che accade in questi giorni a casa nostra. Un libro che racconta la complicità tra fratelli, che abbiamo letto tante volte e leggiamo ancora soprattutto quando tra loro accade qualche scaramuccia, un albo frizzante che ci fa ridere tantissimo nella descrizione dei tentativi strampalati di traduzione di nonni e genitori (“Un formichiere ha bevuto il tè in salotto?” “Qualcuno fa colazione a letto col bue muschiato?” “Le chiavi sono nello zainetto dell’astronauta?”).

La lettura di questo racconto per Filippo e Nicolò è un gran divertimento, per me è fonte anche di profonda commozione. Grossman ci regala un tenero ricordo della sua vita famigliare un anno dopo la morte del piccolo Uri, ormai ventenne, strappato al mondo da un attacco militare durante il servizio di leva biennale, obbligatorio ancora oggi in Israele, la loro patria. Sento tutto il dolore di un papà ferito che chiama a gran voce la necessità di un interprete, di «una persona che capisce e spiega agli altri una lingua che loro non capiscono». Sento il dolore di un uomo che da molti anni si schiera dalla parte della pace. Sento anche il suo senso di isolamento, come voce unica che crede in un futuro senza più conflitti.

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Di unicità parla “L’abbraccio”, un racconto tratto dalla raccolta che Grossman ha dedicato alla figlia minore, “Ruti vuole dormire ed altre storie”, la cui versione italiana è vivacemente illustrata da Giulia Orecchia, e pubblicato poi nel 2011 come albo singolo accompagnato dalle poetiche illustrazioni di Michal Rovner. In questo racconto, il figlio è “unico” agli occhi della mamma ma il bambino percepisce la sua unicità con un timore da cui scaturisce un profondo senso di solitudine. L’abbraccio è l’antidoto, la continuità tra due corpi rappresenta fisicamente l’amore che unisce le anime, così da “due” si diventa “uno” senza essere soli.

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Dopo averlo letto a Filippo, i nostri occhi si sono incrociati in uno sguardo d’intesa e l’abbraccio tra noi è scattato spontaneo prima di spegnere la lucina ed affrontare una notte di sonno, fiduciosi che domani Noga e la sua mamma isseranno il sole nel cielo per noi (“La principessa del sole”, 2015) e felici che molti altri libri di questo grande autore ci stiano aspettando!

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Reportage di una mamma: alla scoperta di David Grossman ultima modifica: 2016-07-19T16:51:04+00:00 da Riviera dei Bambini

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