Scritto da: Silvia



Filippo ha sei anni e vuole giocare con le complicatissime astronavi Lego di Star Wars, ogni costruzione è fatta di decine di pezzetti minuscoli; Nicolò si diverte con le stesse astronavi solo quando le lancia a terra più forte che può. Maggiore è il numero di pezzi che si staccano, più ride divertito. Filippo organizza il tavolo per svolgere i compiti con quaderno, astuccio, temperino, matita, gomma, tutto in ordine maniacale; Nicolò si arrampica sulla sedia, arraffa velocissimo la prima matita che trova e cerca di scrivere come suo fratello, proprio sul quaderno di scuola. Filippo si rilassa qualche minuto sul divano davanti alla TV; Nicolò prende il primo gioco che trova e lo va a sbattere violentemente sullo schermo piatto 50 pollici che Filippo ha orgogliosamente scelto col suo papà, portandomi a casa il misfatto compiuto come complici di vecchia data.

Ciascuno parla il linguaggio della sua età, lo parla col corpo e con il diversissimo modo di giocare. Timidamente mi rivolgo a Fili con un sorriso “Ma lo sai anche tu facevi proprio così!?” E’ il mio modo per chiedergli di provare a capire che non ci sono cattive intenzioni nel comportamento di Nicolò, che cerca di giocare con lui nell’unico modo che conosce. Di solito non serve a nulla, almeno nel momento del misfatto.

Recentemente ho letto “Smettila di fare i capricci” Di Roberta Cavallo ed Antonio Panarese, un libro che spiega ai genitori quanto sia importante capire e prendersi cura di se stessi per riuscire a crescere i propri figli secondo la loro natura, senza urla o punizioni preconfezionate, senza protocolli da applicare per adattare il loro comportamento alle nostre esigenze. In questo stesso libro però ho letto che non è necessario che i fratelli vadano d’accordo, che devono essere cresciuti come due figli unici. Per una mamma, per me, non può essere così. I fratelli non condividono solo gli stessi spazi, in casa e nel cuore dei genitori, non hanno in comune solo un po’ più DNA rispetto agli altri umani, i fratelli sono compagni di vita, testimoni l’uno della crescita e del cambiamento dell’altro, naturalmente capaci di capirsi. Credo piuttosto che all’origine dei problemi tra fratelli ci siano errori dei genitori e degli educatori. Mi sono accorta di quanto sia facile cadere nella tentazione del confronto, specialmente nei momenti di stanchezza, quando uno dei due è scatenato mentre l’altro è tranquillo o intervenire nel caso di baruffe tra loro per paura che possano farsi male; mi è risultato molto complicato invece riuscire a ritagliare i giusti spazi per ciascuno, in modo da vivere esperienze con Filippo e Nicolò adatte alla loro diversa età e ai diversi interessi.

Talvolta, per il piacere di godermi la mia famiglia intera nel poco tempo che riesco ad avere a disposizione, ho cercato di fare tutte le cose tutti insieme, rendendo così incombente la presenza di uno dei miei bambini, di solito Nicolò, per l’altro. Nella difficoltà della vita di tutti i giorni, in cui il lavoro e la gestione della casa spesso la fanno da padroni, cerco di impegnarmi a mandare un messaggio a Filippo: quel centro del mondo in cui è abituato a stare non cambia se ora tiene per mano suo fratello. Nicolò si prende quello spazio senza remore, è naturalmente sicuro che sia anche suo, che il suo posto sia con Filippo. E’ così si infila nel letto di suo fratello, indossa le sue ciabatte, pretende di usare i suoi oggetti “preziosi”, urla sulla porta quando la mattina lo vede uscire di corsa per andare a scuola con papà, cronicamente in ritardo, come a dirgli “aspettami!”. E quando la sera mi accoccolo sul lettino vicino a Filippo per la consueta lettura serale, Nicolò si arrampica per raggiungerci. In fondo a me piace anche se tutto diventa più difficile, Nicolò vuole la lucina, vuole girare le pagine, si insinua senza alcun garbo tra me e Filippo; Filippo si innervosisce, si lamenta e lo spinge via, ma tentativo dopo tentativo qualche volta tutto si sistema, Nicolò si calma e la lettura procede. Qualche altra volta deve intervenire papà che con un pretesto riesce a portare Nicolò via con sé.

Insomma, alla fine mi sembra di cercare senza troppo successo di specializzarmi nell’arte di “un colpo al cerchio ed una alla botte”. Al termine di ogni giornata stilo una lista mentale delle cose che ho sbagliato e mi ripropongo di non cadere più nell’errore finché un altro giorno di impegni, lavoro, corse pazze mi fa capitolare.

Reportage di una mamma: Filippo e Nicolò ultima modifica: 2015-12-01T16:45:57+00:00 da Riviera dei Bambini

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