Scritto da: Silvia



Filippo compirà sette anni tra pochi giorni, Nicolò ha due anni e quattro mesi ed entrambi piangono abbastanza spesso. Piangono di rabbia e di dolore, piangono per la stanchezza di una lunga giornata o per la frustrazione di fronte ad uno dei nostri (rari) no. Piangono davanti agli amici della piazzetta, in classe con i compagni, per strada in mezzo alla gente. Piangono tanto, almeno quanto ridono.

Ultimamente ai giardini pubblici mi è capitato di sentire qualche nonno o qualche genitore rivolgersi ad un bambino coetaneo di Filippo più o meno così: “Smetti di piangere che ormai sei grande”. A sette anni un bambino sarebbe troppo grande per piangere? Mi domando perché il pianto sia diventato un tabù sociale.

Io, che ormai sono grande davvero, piango quando mi sento triste e quando sono orgogliosa dei miei figli, piango di malinconia e piango anche di gioia, piango tra le pagine di un libro e davanti ad un film, piango se ripenso a quel libro ed a quel film, piango tanto ma chi mi conosce mi descrive come una persona allegra che ride spesso. Come i miei bambini, piango almeno quanto rido.

Goccia di terra goccia di mare

Qualcuno si sognerebbe mai di dire ad un bambino “non ridere perché ormai sei grande”? Una risata di fronte a qualsiasi pirandelliano “avvertimento del contrario” è accolta da chiunque bonariamente, mentre un pianto scaturito da un “sentimento del contrario” è diventato un evento di cui vergognarsi.

Ieri sera leggendo a Filippo “Goccia di terra, goccia di mare” (testi di Claudia Ravaldi e immagini di Flavia Zuncheddu) ho avuto la conferma che per lui, fortunatamente, non è così. La poesia che apre il libro è un toccante inno alle lacrime “…sbocci dagli occhi, brilli nel sole, usi le guance per far capriole…………sciogli i pensieri, abbracci il dolore.”. Appena ne ho concluso la lettura Filippo, con l’espressione di chi ha capito tutto, ha esclamato “Parla delle lacrime! Mi piace già questo libro nuovo mamma!”

 

E’ la storia di due gocce appartenenti a mondi completamente diversi che, annoiati della loro vita, partono alla ricerca di una realtà opposta e così, naturalmente, si ritrovano, si riconoscono, si completano e si amano. Ne nascono delle nuove gocce, le gocce di cielo, che curiose come i loro genitori, partono alla ricerca del loro posto nel mondo e lo trovano alla fine nelle lacrime.

Ho amato questo albo illustrato perché riesce nel difficilissimo compito di restituire alle lacrime, e quindi alle emozioni, il loro valore personale e sociale. A Filippo è piaciuto perché parla di qualcosa che conosce molto bene e perché lo fa in modo divertente. Quante risate quando abbiamo letto che le lacrime non puzzano mica come la cacca del cane! E abbiamo riso anche alla lunga sequenza di cosa non sono le lacrime: “Un capriccio. Un reperto archeologico. Un elefante che strilla. Una cosa da poppanti…..Una vergogna”. Per Filippo erano vere assurdità, peccato che i grandi invece identifichino spesso in queste assurdità il pianto.

Reportage di una mamma:"Goccia di terra, goccia di mare"

Come albo illustrato individua nei bambini il suo pubblico elettivo ma in realtà prepara gli adulti di domani e cerca di restituire a quelli di oggi il valore delle loro emozioni e dei loro sentimenti.

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Reportage di una mamma: “Goccia di terra, goccia di mare” ultima modifica: 2016-06-01T14:52:29+00:00 da Riviera dei Bambini

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