Scritto da: Silvia



Abbiamo avuto tutta l’estate per abituarci all’idea: Filippo a settembre avrebbe iniziato la scuola primaria. Alle innumerevoli persone che ogni giorno gli ricordavano che avrebbe finalmente iniziato la “Scuola Vera”, rivolgeva un semplice sorriso, mentre io, in preda all’ansia, ho rischiato spesso di rispondere in modo meno diplomatico del suo.

Filippo sembrava credere che l’unica cosa a cambiare sarebbero state le maestre e qualche compagno, come era già successo nel passaggio dall’asilo nido alla scuola dell’infanzia. Io invece me lo immaginavo avvolto nel tanto intramontabile quanto insopportabile grembiulino nero, obbligato a stare fermo nel banco per ore, ad annoiarsi infinitamente perché sa già leggere e scrivere in stampatello, contare fino all’infinito e fare le addizioni.

La notte prima del primo giorno di scuola, il sonno è stato agitato solo per me ed il suo papà. Filippo ha dormito tranquillo, con la solita fuga nel lettone in cui si infila con l’agilità e la leggerezza di un gatto intorno alla metà della nottata. Quella mattina dopo aver portato Nicolò al nido, ci siamo appostati tutti e tre all’esterno della scuola in mezzo ad un centinaio di altri “tris” familiari che scattavano foto ogni secondo. Il cuore sembrava battere all’impazzata solo a me. Dopo un’attesa più lunga del previsto, le maestre ci hanno accolto in palestra dove gli alunni delle classi quinte ci aspettavano, ciascuno con in mano un bel biglietto di benvenuto preparato appositamente per il bambino che avrebbe preso per mano e accompagnato nella sua nuova classe “prima”. Emozionante. Finalmente anche Filippo si è tradito “Mamma stai attenta tu perché io ho paura di non capire il mio nome!”. Ho visto sfuggire molte lacrime dagli occhi lucidi delle mamme ma io mi ero ripromessa di non piangere perché in fondo “che senso ha piangere il primo giorno di scuola?” Dopo aver visto Filippo seduto nel suo nuovo banco e averlo salutato con un abbraccio per fare coraggio più a me che a lui, appena dietro alla porta, sono stata travolta da un pianto singhiozzante. Non riuscivo a fermarmi, ma non piangevo per tristezza. Improvvisamente l’ho visto cresciuto, l’ho visto compiere un primo passo senza darmi la mano, ho visto chiaramente l’inizio di un nuovo percorso di apprendimento che in gran parte non condivideremo. Ho pianto per emozione e perché sono orgogliosa di lui. Ammetto di aver pianto anche per paura. Avevo il timore che non sarebbe riuscito ad abituarsi alle nuove regole e soprattutto che la sua gioia nell’apprendere si sarebbe spenta una volta divenuta dovere.

E’ passato un mese, Filippo è il bambino sereno di sempre. Quando gli chiedo “Come è andata oggi? Cosa avete fatto?”, spesso risponde “Niente”. Allora torno all’attacco: “Otto ore di niente? E non ti sei annoiato?”. La risposta è sempre “No”. Allora ripenso alle mie paure e non posso fare a meno di riflettere sulla quantità enorme di energie che spreco. Nonostante questo, sono consapevole che ne avrò altre mille e mille ancora, tutte figlie di un’unica grande paura: che le persone che i miei bambini incontreranno nel loro cammino di crescita non siano capaci di comprenderli e stimolare lo sviluppo dei loro talenti, che possano fraintendere le loro emozioni e agire di conseguenza in modo da ingabbiarle in etichette preconfezionate con le quali poi fare i conti per il resto della vita. Per il momento però voglio godermi i pochi racconti che Filippo porta da scuola: la maestra che fa smorfie diverse a seconda di quanto le sembra brutta una cosa e li chiama “Genoveffo” quando non ricorda un nome, la raccolta delle foglie secche per parlare dell’autunno, la ricerca di materiali per il muro del tatto e quello del suono, l’assurda collezione di punte che ha ridotto una costosissima scatola di pastelli a mozziconi in sole quattro settimane! E quando penso a lui a scuola, lo vedo nel momento in cui entra saltellante attraverso il portone, col suo zaino troppo grande e si volta verso il suo papà dicendogli con un gran sorriso “salutami la mamma e Nicolò”!

Reportage di una mamma: primo giorno di scuola ultima modifica: 2015-10-23T17:45:38+00:00 da Riviera dei Bambini

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