In occasione di Expò Milano 2015, come promesso, dopo aver parlato degli ortaggi del presidio, eccoci al secondo appetitoso appuntamento con Slow Food Liguria, stavolta dedicato agli ineguagliabili frutti liguri tutelati, la cui coltivazione sopravvive in riviera e nelle piccole valli nascoste della regione.

ACQUA DI FIORI DI ARANCIO AMARO

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A Vallebona, piccola valle ligure vicino al confine francese, l’arancio amaro aveva trovato un habitat ideale, assolato e riparato dal freddo. L’economia della valle si basava proprio sulla coltivazione e raccolta dei fiori di arancio da distillare, lavoro paziente che svolgevano per lo più le donne e le ragazze che, avendo le mani piccole, riuscivano a svolgere al meglio quest’operazione delicata. L’acqua di fiori d’arancio veniva bevuta per il suo effetto curativo contro il mal di pancia o per bagnare le bugie. Tutto ciò fino agli anni ’50: poi la tradizione si è pian piano persa e la distilleria ha chiuso i battenti, in ginocchio di fronte all’industria chimica capace di ottenere aromi ed essenze artificiali a prezzi bassissimi. Il Presidio Slow Food Liguria si impegna per far tornare le coltivazioni di arancio amaro sui terrazzamenti di Vallebona, in modo da recuperare lo stupendo paesaggio agricolo di un tempo e la produzione artigianale di quest’acqua profumatissima.

ALBICOCCA DI VALLEGGIA 

albicocche

Semplicemente inconfondibile: di piccola dimensione ma dall’ aroma e dal sapore più intensi di ogni altra varietà sul mercato, dalla buccia sottile, di un delicato colore arancio, picchiettato da puntini color mattone, l’albicocca di Valleggia prende il nome dall’originaria località di coltura in provincia di Savona. L’abbandono progressivo della sua coltivazione trova le cause nell’espansione edilizia e nell’altezza particolarmente elevata degli alberi, che rende difficile la potatura e la raccolta dei frutti.

Oggi la produzione è concentrata nella fascia costiera tra Loano e Varazze: Slow Food Liguria vuole tutelare le coltivazioni di albicocca rimaste e incentivare il recupero di aree oggi dismesse per piantare nuovi alberi.

CHINOTTO DI SAVONA

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Pianta originaria della Cina, si coltiva adesso solo nel territorio rivierasco tra Varazze e Finale Ligure. Si tratta di piccoli agrumi dalla buccia spessa, intensa e profumata, che possono essere mangiati esclusivamente canditi o sotto sciroppo, poiché freschi sono troppo amarognoli: l’obiettivo del Presidio Slow Food Liguria è il recupero della coltivazione e il rilancio della canditura del chinotto.

Oltre a sorseggiare come aperitivo l’omonima bevanda, conosciuta appunto come Chinotto, assolutamente da provare la mostarda e la confettura di chinotto, rintracciabili in mercatini locali, e a fine pasto il dolce liquore del tipico agrume, dalle notevoli proprietà digestive.

CASTAGNA ESSICCATA NEI TECCI DI CALIZZANO E MURIALDO

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In Val Bormida sopravvive l’antica tecnica dell’essiccatura delle castagne nei “tecci”, piccole costruzioni in pietra di un solo locale con tetto di scandole, al cui interno un soffitto di graticci in legno (una sorta di griglia) permette al calore e al fumo di raggiungere le castagne. Dopo la raccolta, le castagne vengono poste sui soffitti a graticcio, stratificate, sopra un fuoco basso e costante che ne ne provoca l’affumicatura, che si protrae per due mesi circa.

A Natale si preparano le viette, castagne secche lessate per 5 ore con la buccia. Slow food Liguria, insieme ad alcuni artigiani locali, si impegna ad usare le castagne essiccate per realizzare biscotti, confetture, creme e gelati. Grazie a questo progetto le castagne sono tornate ad offrire redditività agli abitanti della zona e a promuovere una area montana di notevole interesse paesaggistico e culturale.

Slow food Liguria: oggi parliamo di frutta ultima modifica: 2015-08-22T10:00:45+00:00 da Riviera dei Bambini

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